Un giorno, durante la lezione di educazione fisica, la nostra insegnante ci ha detto che sarebbe venuto un ragazzo a presentarci un progetto sportivo, senza aggiungere dettagli. Come si può immaginare, dalla brevissima introduzione dataci non è che fossimo entusiasti di questa presentazione, ma ci siamo comunque adeguati.
Quel ragazzo era Dario, che ci ha introdotto il mondo di Coach di Quartiere.
Da subito mi sono sentita legata a questo progetto: i bambini, il movimento e il volontariato, cosa potrebbe esserci di meglio?
Il giorno stesso mi sono iscritta come Coach, fremendo dalla voglia che arrivassero i mesi primaverili per entrare a pieno nell’attività.
Ne faccio parte relativamente da poco, circa tre mesi, eppure mi sembra di aver fatto così tanto! I bambini all’inizio erano più timidi, e noi coach non eravamo altro che una loro versione cresciuta, ma tempo di due-tre incontri e si è rivoluzionato tutto: noi ci siamo fatti più sciolti, abbiamo imparato a strutturare i giochi al nostro meglio e abbiamo creato dei legami con i bambini.
Avere l’opportunità di vedere come il nostro mondo e il loro siano così simili nelle loro diversità mi colpisce, e sono grata a Coach Di Quartiere per averla creata.
Oltre al legame che si crea con i bambini, è un’esperienza che ti mette a contatto anche con ragazzi della tua età che alla fine non sono più “colleghi”, ma amici.
Inoltre, i Playmaker e lo staff hanno contribuito tantissimo a creare una coesione nel gruppo, e sono sempre più che disponibili per qualsiasi domanda o esigenza.
Partecipare a Coach Di Quartiere non vale la pena, di più: ci si mette in gioco, si stringono rapporti e, soprattutto, si fa del bene.
-Alice Belli, Coach Junior Bergamo (proveniente dal Liceo linguistico Falcone di Bergamo)


