Regaliamo ai bambini ore di sport

Coltivare il volontariato giovanile

2 Settembre 2026
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Coltivare il volontariato giovanile

Tra i temi che emergono più frequentemente nel confronto con dirigenti sportivi, associazioni e realtà del territorio c’è sicuramente quello del volontariato giovanile.
Molti adulti raccontano una difficoltà crescente nel coinvolgere ragazzi e ragazze all’interno delle organizzazioni.Il tema è reale e merita attenzione.
Allo stesso tempo, credo sia utile osservare il fenomeno da una prospettiva diversa.
Per molti anni l’impegno per la comunità è stato vissuto con grande spontaneità. La partecipazione associativa, il volontariato e il mettersi a disposizione degli altri rappresentavano esperienze molto diffuse e, per certi aspetti, quasi naturali.

Oggi il contesto è cambiato.
Le opportunità sono aumentate, i linguaggi si sono trasformati, le modalità relazionali si sono evolute e le nuove generazioni vivono una complessità differente rispetto al passato.
Lasciando ai più nostalgici la “”sindrome degli anni d’oro“”, credo che la vera domanda da porci sia un’altra:
Cosa possiamo fare oggi per favorire la nascita, la crescita e lo sviluppo di un nuovo senso civico nelle giovani generazioni?
Perché il volontariato giovanile rappresenta una delle più interessanti sfide di innovazione sociale del nostro tempo.
Probabilmente non esiste una ricetta perfetta.
Esiste però la possibilità di assumere un approccio proattivo ed esplorativo.
Osservare.
Sperimentare.
Mettersi in discussione.
Costruire nuove modalità di coinvolgimento.

Nel mio percorso dirigenziale in ambito sportivo ho rilevato alcune dinamiche che meritano una riflessione.
La prima riguarda il rapporto tra adulti e giovani.
Spesso gli adulti faticano a immaginare una relazione di reale collaborazione con le nuove generazioni.
Il ruolo, l’esperienza e la responsabilità organizzativa portano talvolta a mantenere una certa distanza, limitando la possibilità di costruire un’autentica corresponsabilità. I giovani, invece, crescono quando percepiscono fiducia.
Quando sentono di avere uno spazio.
Quando si sentono ascoltati.
Quando possono sperimentare, proporre, contribuire.
Il ruolo dell’adulto resta fondamentale.
Forse oggi più che mai.
Ma assume caratteristiche differenti.
Diventa un ruolo di guida.
Di ispirazione.
Di sostegno.
Di accompagnamento.
Di verifica e di responsabilità educativa.

Lasciare spazio ai giovani non significa abbandonare il proprio ruolo.
Al contrario.
Significa esercitarlo in modo ancora più consapevole.
Significa credere nelle loro possibilità, accompagnandoli anche nell’errore, nella fatica e nelle inevitabili flessioni del percorso.
Una seconda riflessione riguarda il significato stesso del volontariato.
Molto spesso le organizzazioni tendono a cercare volontari per rispondere a necessità operative.
Servono allenatori.
Servono dirigenti.
Servono persone per la segreteria.
Servono collaboratori.
Tutto questo è comprensibile.

La nostra esperienza, però, ci suggerisce che il volontariato nasce e cresce soprattutto attorno ad una missione.
Le persone difficilmente si appassionano ad una funzione.
Si appassionano ad una causa.
Ad un significato.
Alla possibilità di contribuire a qualcosa che genera valore per altre persone.
È ciò che osserviamo quotidianamente attraverso Coach di Quartiere.

Dal 2020 centinaia di giovani hanno scelto di dedicare il proprio tempo ai bambini, alle famiglie e ai quartieri.
Non perché qualcuno stesse semplicemente cercando collaboratori.
Ma perché hanno incontrato una missione.
Regaliamo ai bambini ore di sport.
Una frase semplice.

Ma capace di generare appartenenza, partecipazione e desiderio di contribuire.
Nel tempo abbiamo individuato alcuni elementi che favoriscono la crescita del volontariato giovanile.
Il primo è la presenza di una figura adulta di riferimento.
Nel nostro caso il Playmaker.
Una persona che accompagna il percorso, sostiene, ascolta e aiuta il giovane a trovare il proprio spazio all’interno dell’esperienza.

Il secondo è il principio del “”Mission First””.
La missione viene prima dei ruoli.
Prima nasce il significato.
Successivamente si costruiscono funzioni, responsabilità e organizzazione.

Il terzo elemento è la fiducia.
Forse il più importante.
Credere che i giovani possano riuscire.
Affidare responsabilità.
Lasciare spazio all’iniziativa.
Accompagnare gli errori come occasioni di crescita.
Sostenere le difficoltà.
Celebrare i piccoli passi.

Ogni esperienza di volontariato può rappresentare anche un percorso di crescita personale e di educazione alla cittadinanza.
In questo senso il volontariato giovanile rappresenta molto più di una risposta ai bisogni delle organizzazioni. ritengo infatti che sia una straordinaria opportunità educativa.

Dopo questi ultimi anni di pratica io lo vivo come un grande investimento sul presente e sul futuro delle nostre comunità.
Forse la riflessione che possiamo fare oggi come dirigenti sportivi, come uomini di comunità è questa:

Quali spazi, quali relazioni e quali missioni stiamo costruendo affinché i giovani possano scegliere di mettersi in gioco insieme a noi?

Dalla mia esperienza il volontariato giovanile può cresce dove esistono adulti capaci di ispirare, accompagnare e credere nelle potenzialità delle nuove generazioni.
E forse è proprio questa una delle più importanti forme di innovazione sociale che il mondo sportivo può contribuire a generare, nel mio caso è la responsabilità che ho scelto di vivere ogni giorno.

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