Nel corso degli anni, portando avanti Coach di Quartiere, mi sono spesso trovato a vivere una sensazione curiosa. Una sensazione che si ripete, in contesti diversi, con interlocutori differenti.
“Complimenti per il vostro progetto.” “Il vostro progetto ci piace tantissimo.” “Purtroppo quest’anno il vostro progetto non rientra nelle nostre priorità.” …
Quelle parole – “il vostro progetto” – mi fanno riflettere. Amministrazioni comunali, scuole, partner privati, futuri licenziatari: tutti riconoscono il valore di Coach di Quartiere, ma lo collocano sempre fuori da sé. È come se fosse qualcosa che arriva “da fuori”, qualcosa di esterno.
Ecco, qui sento che abbiamo una responsabilità. Se Coach di Quartiere continua a essere percepito come “il vostro progetto”, forse dobbiamo rivedere come lo raccontiamo. Dobbiamo migliorare il nostro modo di comunicare, per aiutare le persone a sentirsi parte, davvero parte, di questo percorso.
Perché sì, è un progetto nato da noi. Ma è un progetto pensato per diventare di tutti.
Il nostro “noi” deve allargarsi. Dobbiamo fare spazio a un “noi” che comprenda chi lo vive, chi lo sostiene, chi ci crede e ci mette la faccia ogni giorno. Un “noi” che includa la scuola, l’amministrazione, l’associazione, l’educatore, il cittadino attivo. Un “noi” in cui ognuno possa dire, con consapevolezza: Coach di Quartiere è anche il mio progetto.
Una visione condivisa, una radice locale
In ogni città in cui Coach di Quartiere prende forma, vogliamo favorire la nascita di un processo che germogli dal territorio. Non un’iniziativa calata dall’alto, ma una risorsa che nasce dall’interno, che cresce con la comunità, che si afferma come patrimonio comune.
Tanto più il contesto saprà accogliere questa visione, tanto più il progetto potrà radicarsi, crescere e diventare sostenibile nel tempo.
Perché i Coach di Quartiere non sono “dell’ORMA”: sono della città in cui si impegnano a generare valore. Sono risorse preziose, patrimonio della comunità. E si nutrono della fiducia, della cura e del supporto che, tutti noi – ciascuno con le proprie competenze distintive – sapremo offrire loro.